La nostra filiera, nel dettaglio!

«Ma il bamboo viene dalla Cina!»
«E allora tutta questa sostenibilità?»
«Non sarà mica greenwashing?»

Ce lo sentiamo dire spesso. E visto che “fidati di noi” non è una risposta, vi raccontiamo la nostra filiera, passo dopo passo: dove cresce il bamboo, come arriva in Europa e come diventa la carta che trovate nei nostri rotoli. Con nomi, luoghi e numeri.

Tappa 1: Sichuan, Cina.

Lui ricresce. Noi cominciamo da qui.

Il viaggio parte dal Sichuan, in Cina. Qui ha sede Chengdu Qingya Paper Co., il nostro fornitore principale di polpa di bamboo.

Il bamboo è un’erba. Piuttosto fuori scala, d’accordo, ma un’erba: dopo il taglio dei fusti maturi, può produrre nuovi germogli dallo stesso apparato sotterraneo. Non serve ripiantarlo a ogni raccolta.

È uno dei motivi per cui lo abbiamo scelto. I fusti vengono lavorati per ricavarne la polpa: le fibre da cui nascerà la nostra carta. Per ora, di rotoli nemmeno l’ombra.

Tappa 2: In viaggio verso l'Europa

In nave sale la polpa. I rotoli nascono dopo.

La polpa viene essiccata, preparata per il trasporto e spedita via mare in Europa. Da lì raggiunge LC Paper, il nostro partner produttivo nell’area di Girona, in Spagna.

Il viaggio ha un impatto. Lo sappiamo e lo includiamo nei nostri calcoli.

E la carta fatta con gli alberi? Anche quella può avere parecchi chilometri alle spalle: le cartiere europee utilizzano anche cellulosa proveniente dal Nord America, dal Sud America e dal Nord Europa.

“Prodotto in Europa” racconta dove nasce la carta. Non necessariamente dove è cresciuta la pianta.

Ecco perché seguiamo le fibre lungo tutto il percorso. Prossima fermata: la cartiera.

Tappa 3: La nostra cartiera: LC Paper

È qui che la polpa di bamboo diventa carta Pamboo.

LC Paper è un’azienda familiare attiva dal 1881, che ha investito nell’efficienza dei processi e nelle energie rinnovabili ed è la prima (e forse unica) cartiera Europea ad aver ottenuto la certificazione B-Corp.

La produzione della carta richiede energia, soprattutto per asciugare il foglio. Per i nostri rotoli, LC Paper utilizza energia rinnovabile, con una combinazione che comprende solare, biomassa e biometano. Oltre 8.000 pannelli solari installati e sistemi di recupero del calore fanno parte di questo percorso.

Una volta prodotta, la carta viene lavorata, goffrata, avvolta e tagliata nei formati Pamboo, pronta per essere confezionata.

La scatola? Meglio se viene da vicino.

I rotoli sono pronti. Ora serve una scatola.

La nostra è in cartone 100% riciclato, fornito da International Paper vicino alla cartiera in Spagna. Una scelta che accorcia il viaggio dell’imballaggio fino alla produzione e contribuisce a contenere le emissioni del trasporto.

Perché anche quello che sta intorno al rotolo fa parte della sua impronta.

La nostra filiera, misurata in CO₂

Dal bamboo al nostro magazzino: ecco quanto emette la carta Pamboo.

Abbiamo analizzato l’impronta climatica di quattro prodotti secondo la metodologia ISO 14067. Il calcolo considera le emissioni generate lungo il percorso delle materie prime e dei prodotti, fino all’arrivo al nostro magazzino in Italia.

Comprende la produzione della polpa di bamboo e delle altre materie prime, gli imballaggi, il trasporto verso la cartiera, la produzione della carta, la gestione dei rifiuti di lavorazione e il trasporto dei prodotti finiti dalla Spagna a Pamboo.

La CO₂ equivalente esprime con un’unica unità il contributo dei diversi gas serra al riscaldamento globale.

Prodotto Emissioni per kg di prodotto
Carta igienica — confezione da 24 rotoli 0,77 CO2e/KG
Carta igienica — confezione da 48 rotoli 0,76 CO2e/KG
Carta igienica — 24 rotoli incartati singolarmente 0,79 CO2e/KG
Carta cucina — confezione da 6 rotoli 0,85 CO2e/KG

Ok, ma sono tanti o pochi?

Ma quanto pesa davvero tutto il viaggio? Un kg della nostra carta igienica genera tra 0,76 e 0,79 kg di CO₂ equivalente, secondo la nostra analisi della carbon footprint: un dato che comprende materie prime, produzione, imballaggi e trasporti fino al nostro magazzino in Italia.

Per dare un riferimento, uno studio commissionato dall’Ufficio federale dell’ambiente svizzero, pubblicato nel 2025 stima circa 1,9 kg di CO₂ equivalente per kg di carta tissue da cellulosa vergine nel suo modello medio europeo.

Sono analisi con alcune differenze metodologiche, non un confronto diretto tra marchi, ma aiutano a capire perché la distanza, da sola, non racconta tutto: contano anche come viene prodotta la carta e quale energia viene utilizzata.

Il prossimo carico? Vorremmo riempirlo meglio.

Si può sempre migliorare, e noi ci stiamo lavorando. Stiamo ripensando le dimensioni delle scatole e cercando di compattare ulteriormente i rotoli: meno spazio occupato significa più carta a parità di carico e meno viaggi per trasportarla. Per le consegne al nostro magazzino, stiamo anche studiando alternative al trasporto interamente su gomma, introducendo il treno dove possibile.

L’obiettivo è realizzare questi miglioramenti progressivamente, entro la fine del 2027. Perché misurare il nostro impatto è il punto di partenza. Continuare a ridurlo è il lavoro che viene dopo.

Le informazioni sulla filiera descritte in questa pagina si riferiscono ai prodotti specificati sopra. I prodotti distribuiti attraverso altri canali e non presenti sul nostro sito potrebbero avere caratteristiche e filiere differenti. I dati di carbon footprint si riferiscono esclusivamente ai prodotti specificati.

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